Rivista Online, a cura di Paolo Rovera

* Indice dei Titoli*

mercoledì 1 febbraio 2012

1.Il “Principio del dare e del ricevere”.Il principio fondamentale dell’Indipendenza.

2. Psicodinamiche. Dei quadri di Salvador Dalì.

3. La Fiaba di Sigmund Freud & Arthur Wynne ( inventore del Cruciverba ).

4. Psicologia del ‘Gesto di stizza’.

5.  La musica non ha ‘ego’.

6.  Il piccolo giardino dell’ansia.

7.  Psicodinamica. Spiegazione psicologica del ‘Genio’.

8. Tratto da un libro del Dott. Freddy Torta

9. Il narcisista allo specchio non è altro che un egocentrico.

10. Il principio del piacere*.

11. Il parto ( La maternità )*.

12.  Psicodinamiche. “Eccellente” Caratteriologia in due canzoni di Enrique Iglesias e Cristina Aguilera.

13. “Corpo” e “immagine”. Il Ritratto di Dorian Gray*.

14. Psicodinamiche. L’eccezionalità istrionica nella professione musicale di Robbie Williams.

15.  Metodo di proposta di intervento di un individuo con diagnosi ossessivo- compulsiva.

16.  La caparbietà e la sgarbatezza tipiche della donna dai più definita isterica.

17. La matrice creativa ed artistica del film Matrix. Il paradosso del migliore.

18. Realtà e illusioni*.

19. Tracce coatte in certe persone.

20.  La pregiatezza del “Peer Gynt” di Henrik Hibsen da un resoconto di Wilhelm Reich*.

21. La consapevolezza della sincerità e dell’inganno*.

22. Le differenze di base tra la persona sana e la persona nevrotica in 4 ambiti*.

23. Il progresso può produrre conflittualità*.



Il “Principio del dare e del ricevere”, il principio fondamentale dell’indipendenza

martedì 31 gennaio 2012

Il principio del dare-ricevere che spesso è esperienza dei rapporti di sentimento si presenta sottile nelle relazioni di sentimento ( amichevoli o amorose ) si presenta anche nelle relazioni quando la persona che non si sente riconosciuta per quello che ha dato, rivendica di aver dato tanto ma di aver ricevuto poco. C’è in questa valutazione di rapporto un fondo di verità, così come c’è anche una caratteristica che spesso sfugge alla persona interessata, se non addirittura ignorata. La persona stessa canalizza molte volte nel rapporto del dare  la propensione a dare in quel “molto” ( all’amico/a o al/lla partner ), proprio ciò che in passato non ha ricevuto. Quel dare tanto, quel dare troppo, può diventare un chiedere all’altro, di ricevere, nel presente ciò che invece non si era  ricevuto in passato. E’ un ribaltamento. Traducendo. Ti darò nel rapporto,oggi, ciò che a me non fu dato, affinchè io possa dare ciò che non ricevetti. Per questo, spesso, non verrà riconosciuto dall’altro. Certo però che in questa modalità c’è però anche una funzione stimolante nel senso che la persona che da o meglio dire dà tanto sta tentando in modo costruttivo a rivendicare il diritto di poter sentirsi importante. Analizzare bene ciò di cui si ha bisogno di dare, inteso come dare tanto o troppo, permette di fare un salto nella crescita personale per capire dove trovare quello di cui abbiamo bisogno noi per primi.

Psicodinamiche. Dei Quadri di Salvador Dalì

giovedì 12 gennaio 2012

Questa esposizione parte dagli studi di Lowen del ‘carattere psicopatico’,  dalle ‘monomanie’ di Esquirol e Pinel e dalle considerazioni dei ’soggetti bizzarri’ di Magnan e Morel.  Approfondendo certi studi, è’ molto facile qualificare delle considerazioni sulle psicodinamiche dei quadri di Salvador Dalì e con le dichiarazioni date dal pittore spagnolo surrealista sulla sua arte si identificano almeno quattro correlati psicologici. I correlati psicologici e le psicodinamiche sono spiegati con  ’immagini’ di quadri presi ad esempio. “Primo correlato” psicologico è la “Superiorità”, cioè l’atteggiamento di chi si vuole presentare e porre in modo da essere superiore all’altro. Traducendo si può dire “un tenersi sù”. Dalì disse “…mi sorprende il fatto che nessun altro pittore prima di me abbia pensato di dipingere  un orologio molle” –  Orologi molli ( 1931 – Primo esempio). Altro ”correlato psicologico” è la “Sfida”, cioè la propensione a portarsi avanti come psicodinamica a scapito dell’altro, spesso con un espressione di sè seduttiva, accattivante, a volte dominante. Dalì attribuì al quadro di Millet un significato erotico ” …mi impressionò profondamente, mi sconvolse; nonostante il quadro, nella mia visione, corrispondesse esattamente alle produzioni che conosco mi appariva completamente modificato è diventò per me all’istante il dipinto più sconcertante, più enigmatico, più intenso, più ricco di rappresentazioni dell’inconscio che fosse esistito”. L’opinione di Salvador Dalì e il correlato di sfida si notano nella scelta del vocabolo reminescenza nel titolo “Reminescenza archeologica dell’Angelus di Millet ( 1935 –  Secondo esempio). Il terzo correlato è la “Provocazione verbale “. L’intenzione di creare con la provocazione un rapporto tale che si instauri la possibilità con la provocazione di controllare il rapporto al fine di capire se l’altro reagisce alla provocazione. Così può restare in una posizione indipendente e permettere un certo grado di intimità. Da raccogliere questa sua considerazione “Non racconto allucinazioni, le provoco”; psicodinamica del “Sogno causato dal volo di un’ape in torno a una melagrana, un secondo prima del risveglio” . ( 1944 - Terzo esempio ), causato inteso come provocato.  Il quarto correlato psicologico è la spinta a “Essere vincente in tutte le situazioni” tradotto in “essere il primo”, questa è talmente forte che il soggetto non può accettare la sconfitta, perchè la sconfitta lo metterebbe nella condizione psicologica di pensare di poter essere usato. Consiste quindi nel far sì che gli altri abbiano bisogno di lui. Appartiene a questo periodo “Idillio melancolico atomico e uranico” (1945 – Quarto esempio) e la seguente sua considerazione “Il fatto che io stesso non capisca il significato dei miei quadri nel momento in cui li dipingo, non significa che essi non ne abbiano uno”.

La Fiaba di Sigmund Freud & Arthur Wynne ( inventore del Cruciverba )

mercoledì 4 gennaio 2012

C’era una volta,

un ‘albero viola’ talmente bello da far sembrare il paese in cui era presente, ‘un presepe’. Grazie a quell’albero il paese si chiamò “Presepe”. Nel “Presepe” c’era un giornalista di nome Arthur che trascorreva il tempo a raccogliere notizie. Una sera di tramonto che è ogni sera di sera serena Arthur avvertì un leggero singhiozzo. Da quel momento a seguire il singhiozzo diventò più insistente al punto di non permettergli più di impostare una frase senza che gli si sobbalzasse la penna. Decisivo fu quando si accorse che intingere la penna nel calamaio metteva a repentaglio l’inchiostro. Non sapendo bene come risolvere il singhiozzo s’incammino per il “Presepe”  e cammin facendo vide un’insegna che lo sorprese. C’era su un campanello il nome “Dott. Sigmund Freud”, proprio ciò che cercava. Decise di informarsi da lui e nei 2 minuti che intercorsero dal suono del campanello all’arrivo di Sigmund, Arthur fece 49 singhiozzi: era evidente che per lui la speranza di poter risolvere il suo problema aveva già generato un miglioramento del sintomo. “Buongiorno” si presentò Sigmund ” prego, mi dica!. “Buongiorno a lei” disse il giornalista togliendosi il cappello in segno di cortesia ” sono Arthur e le ho suonato poc’anzi perchè vorrei sapere se sa indicarmi un rimedio a un singhiozzo che da diversi giorni mi porto appresso e che non smette di perseguitarmi. Non è tanto per il singhiozzo, ma è che è un singhiozzo fuori dal comune e non so proprio quale rimedio utilizzare”. Sigmund si rese partecipe della conversazione e disse “io mi occupo di sintomi per cui se lei è d’accordo la farei sdraiare sul lettino del mio studio per visitarla”. Si avviarono nello studio dove Arthur si accomodò sul divano mentre Sigmund da par sua descriveva brevemente il suo lavoro. Lui avrebbe elaborato le sue parole per capire da dove potesse arrivare il singiozzo e quale ne fosse la radice. Così disse ” Arthur mi dica la prima parola o frase che le passa per la mente, qualunque essa sia”. La seduta ebbe inizio. ”La prima che mi vien pensando è << le prime in pista>>”; Sigmund estrasse il suo taccuino e prese appunti.”Ecco va bene, e poi le viene in mente altro, Arthur?” Il giornalista disse “<< 27 orizzontale>>”, quindi la soluzione è << pi>>”. Freud aggrottò le ciglia ma non si scompose, mentre Wynne pensava alle ultime parole crociate che aveva appena creato. E poi disse “<<Combinazione del poker….5 verticale>>” , “<<Aletta di pesce……19 orizzontale>>”,”<<L’acqua minerale non gasata….27 orizzontale>>”. Dopo circa mezz’ora Freud interruppe il flusso di parole di Arthur e iniziò a spiegargli il complesso di Edipo base della sua teoria secondo la quale nella “persona” è presente un complesso tale per cui fin da bambino c’è una ricerca di voler stare con la madre al posto del padre, per amore e quindi invidiare il padre”. Arthur mentre sentiva questa spiegazione disse ” è come se il bambino provasse una sindrome da emarginato, allora…giusto?” e sorrise. Freud disse “Ehm….effettivamente!”. Il giornalista prese il pallino del discorso per spiegare il suo cruciverba a cosa serviva  ”lo feci proprio per questo motivo, il cruciverba, per aiutare le persone anzichè a vedere il proprio padre o la propria  madre, per  indirizzarlo verso la realtà di ciò che si può vedere a Presepe…….io segno una definizione di realtà come ”Ranocchietta verde” e la persona trova la parola che corrisponde alla realtà della definizione, cioè “Ila” , ed è questo il principio su cui si basa…” Freud rimase di stucco quasi come se fosse Arthur ad essere il dottore, e non lui, non ci aveva mai pensato alla sindrome dell’emarginazione”.Sigmund decise a quel punto di andare a prendere un bicchiere d’acqua per offrirla ad Arthur, che la bevve di gusto e si sentì leggero come una piuma. Prima di accomiatarsi il singhiozzo sparì d’incanto come incantevole è pensare ad un albero viola in un bosco di alberi verdi che fa notare quanto siano belli gli alberi verdi grazie al colore di un tal “Presepe”.

The End.

Psicologia del ‘Gesto di stizza’.

giovedì 10 novembre 2011

Il gesto di stizza è una modalità espressiva che ha un valore in sè molto importante. E’ bene che si diversifichi il gesto di stizza, ( o gesto imprecativo ) dalle parolacce volgari e dai gesti volgari oggi diffusi che esprimono disprezzo e ira. ( riconducibili alla parola inglese “fuck” e che evidenziano un problema di sessualità ).  Il gesto di stizza ha un valore emotivo che non si può non considerare in psicologia e non solo, ma soprattutto per quanto riguarda la psicologia è importante perchè l’individuo quando si esprime così è perchè ha capito che non è stato compreso in un suo gesto positivo precedente, per cui mette in atto questa modalità e per alleggerire la tensione che prova e per far comprendere la sua intenzione positiva del  suo gesto antecedente di buon senso. Oltre però alla funzione di rigenerare una comprensione non avvenuta c’è anche un altro fattore che fa del gesto di stizza un gesto di valore terapeutico. Quando la persona porta una qualcosa di positivo di Sè e questo viene mal recepito o peggio capovolto in qualcosa da sfruttare, il gesto di stizza permette alla persona di reagire emotivamente a un senso di offesa che naturalmente sopravviene. Per cui è un antidoto dell’ offesa. Per esempio quando un bambino o una bambina buttano via la palla o il giocattolo è perchè in quel loro gesto di stizza esprimono il fatto di non essere stati compresi, cioè che c’è stata un’incomprensione. E ancora va messa in luce un’altra funzionalità che è quella di permettere di ristabilire un possibile passaggio dalla simpatia all’antipatia che si genererebbe. Siccome l’empatia è una qualità che permette di comprendere ciò che prova l’altro ( inteso come generico ), quando c’è appunto incomprensione, anzichè verificarsi un vissuto di spostamento da simpatia a antipatia perchè c’è stata anti-empatia relativa a un gesto bello fatto, il gesto di stizza accudisce il gesto bello fatto per sbloccare una situazione effettiva di misunderstanding (equivoco, fraintendimento, incomprensione).